left right index news bio disco pictures articles distro contact
MOVIMENTIPROG |by Donato Zoppo

Voto medio: 7

Secondo lp per gli ottimi norvegesi: una bella conferma

Progressive come approccio o come stile? Negli anni ’90 la vasta scena del new prog scandinavo, pur artefice di numerosi lavori pregevoli, ha optato in maggioranza per la seconda alternativa. Solo gruppi della scuderia TAP come gli Ensemble Nimbus hanno provato a proseguire in un percorso originale e innovativo.

I norvegesi Circles End si pongono a cavallo, proponendo uno "stile" progressive con un "approccio" alquanto personale: codificano dunque la tradizione prog cercando di innestare elementi "alieni". Si tratta di un settetto giunto al secondo album dopo un esordio promettente. K. R. Jacobsen al canto, i due chitarristi O. E. Johnsen e Trond Lunden, il tastierista Audun Halland, coppia ritmica Patrick Wilder e Jarie Pettersen, ospite il sassofonista J. T. Olsen.

Nove brani piuttosto eclettici, che spaziano tra rock sinfonico, jazz rock e hard, con vagheggiamenti psichedelici, timbri canterburyani e melodie beatlesiane. Basta dare un ascolto all’opener "Echoes", alla tagliente "Charlie", hard travolgente e crimsoniano: brani incalzanti, melodici ma non banali, persino con puntatine a certo rock contemporaneo tipo Pearl Jam/REM.

"Peeping Tom" è una rilettura scorrevole dei Gentle Giant, un art rock moderno e gradevole; la conclusiva "Dogfather has entered the lift" è un inatteso brano jazz rock, nella maniera di Return To Forever, Perigeo e Santana, caldo e suadente. Non è prediletta la lunga durata ma, all’interno dei paletti "temporali" che la band si è data, la creatività ne guadagna, come accaduto per gli svedesi Simon Says.

Certo, gli ultimi Echolyn spuntano da "Tiny Lights" e "Too few feet" ma le soluzioni strumentali (piano rhodes, chitarroni rock e ritmi sostenuti) sono accattivanti. Quando i sette confezionano delle canzoni ("Red words", "At shore") lo fanno con gusto e intelligenza, inserendo un violoncello al momento giusto, sfruttando i colori del piano elettrico con brio.

Con Groovector, Mikromidas, Simon Says, Overhead e Moon Fog Prophet, i Circles End sono uno dei gruppi scandinavi più interessanti.