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ARLEQUINS |by Peppe de Spirito

La ventata di freschezza che nella prima metà degli anni '90 ha caratterizzato il mondo del prog vedeva una ricca scena svedese che grazie a gruppi come Anglagard, Anekdoten e Landberk ha ottenuto un certo successo, calamitando su di sé le attenzioni degli addetti ai lavori. Negli ultimi anni, se si eccettuano i grandi Isildurs Bane, le proposte scandinave più interessanti sembrano non provenire più dalla Svezia, ma da Norvegia e Finlandia; si pensi al ritorno degli Haikara e a giovani promettenti come Kvazar, Groovector e Mikromidas. I norvegesi Circles End, grazie all'album "In dialogue with the Moon" (che segue un EP uscito nel 1998) meritano di essere inseriti tra le migliori speranze del prog nordeuropeo. Il loro stile ricorda abbastanza quello degli Anekdoten per le chitarre frippiane, le ritmiche aggressive e la vena malinconica (seppur non esasperata come quella degli svedesi) della musica. Il cd si apre con "The fine line" che ci illustra subito le peculiarità del gruppo: l'attacco è caratterizzato da un riff chitarristico d'effetto e ritmi decisi, che si alternano nel prosieguo del pezzo a situazioni più melodiche in un vortice di cambi di tempo e d'atmosfera, per lasciare poi il finale alla sola chitarra. "Startled eye" inizia lenta con belle melodie vocali pronte a cedere poi la scena a suggestivi spazi strumentali che ricordano da vicino gli Anekdoten. Nella lunga "Long gone", in cui compare anche un elegante violino, ci sono ancora numerose variazioni che comportano notevoli mutamenti del brano tra situazioni melodiche e schegge veloci che danno una certa tensione. "Sleepless" è divisa in due parti: la prima può sembrare un lento crimsoniano, mentre la seconda è decisamente più movimentata dove i ricami della chitarra vengono a tratti avvolti ad azzeccati solos tastieristici. Più essenziale l'avvio di "Soliloquy", che prosegue con una parte centrale strumentale ricca di elaborazioni frippiane e termina riprendendo il tema iniziale. Note convulse di chitarra dettano la partenza di "This day", poi subentra la parte cantata, che dà in breve tempo spazio ad un nuovo momento strumentale, agitato ed efficace, prima del finale che riprende i motivi di questa track. "El mar / La mar" è un brano strumentale che avrebbe fatto bella figura su qualsiasi album degli Anekdoten e precede il finale di "The dead is me", che può essere vista come la "Book of Saturday" della situazione. Un bell'album da non sottovalutare e tenere nella massima considerazione...